Archivio mensile:Febbraio 2018

RESPONSABILITA’ MEDICA: L’IMPERIZIA DEL MEDICO E’ PUNIBILE ANCHE SE LIEVE

Il medico risponde per morte o lesioni personali colpose nel caso in cui l’evento si sia verificato, anche per colpa lieve, a causa di negligenza e imprudenza; risponde altresì per colpa lieve dovuta ad imperizia nei casi in cui non vi siano linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali finalizzate a regolare il caso concreto, ovvero nel caso in cui queste ultime siano state erroneamente individuate o non siano adeguate al caso di specie. Il sanitario risponde, infine, per colpa grave dovuta ad imperizia nell’esecuzione delle raccomandazioni contenute nelle linee guida o nelle buone pratiche clinico-assistenziali pertinenti rispetto al caso concreto, avuto riguardo alle speciali difficoltà dell’atto medico.

(Corte di Cassazione, sez. Unite Penali, sentenza n. 8770/18; depositata il 22 febbraio)

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INCIDENTE MORTALE. IL DANNO CATASTROFALE

Esiste una vasta gamma di profili risarcitori connessi all’evento morte. Ai fini che interessano in questa sede, possiamo distinguere il danno da morte iure hereditatis da quello iure proprio.

Il primo riguarda il danno subito in via diretta dalla vittima che, entrando a far parte del suo patrimonio, può essere rivendicato dagli eredi.

Il secondo, invece, ha ad oggetto la violazione, patita dai familiari del soggetto deceduto, dell’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti reciproci in ambito familiare.

Tra i danni il cui ristoro è invocabile iure hereditatis rientra il danno c.d. catastrofale.

Il danno “catastrofale” indica quel pregiudizio che subisce il soggetto il quale, con lucidità, assiste inesorabilmente all’avvicinarsi del momento della propria morte.

La risarcibilità del danno catastrofale è subordinata al fatto che il soggetto sia rimasto in vita per un tempo apprezzabile, assistendo al  peggioramento delle proprie condizioni di salute, fino alla morte. Quindi, è necessaria la consapevolezza circa le gravissime condizioni di salute e l’imminenza del decesso.

Uno stato di scarsa lucidità non esclude a priori la possibilità che colui il quale riporti delle gravi lesioni possa rendersi conto della delicata situazione in cui versa.

Spetterà agli eredi fornire la prova di una condizione di lucidità del soggetto deceduto.

Tale prova potrà essere data attraverso la testimonianze di chi era presente durante tutti gli ultimi istanti di vita della vittima. Anche la documentazione medica, ad esempio, potrebbe tornar utile a dimostrare che il soggetto è giunto in ospedale vigile ed orientato nello spazio e nel tempo.

Le sofferenze patite dalla vittima per la consapevolezza della gravità delle lesioni riportate sono quantificabili secondo il criterio equitativo, che tenga conto di tutte le circostanze del caso concreto e  sappia tener conto della enormità del pregiudizio (Cass. Civ. n. 23183/2014)

Morte causata da lesioni. I danni risarcibili

Una persona che, subite delle lesioni, sopravvive per un apprezzabile periodo di tempo e puoi muore, può nel frattempo acquistare e trasmettere agli eredi il diritto al risarcimento di due diverse categorie di pregiudizi non patrimoniali. La prima è rappresentata dal danno biologico temporaneo, ossia la perduta possibilità per la vittima di attendere alle proprie occupazioni. Il risarcimento di tale voce di danno è dovuta sia nel caso in cui la vittima sia stata cosciente durante l’agonia, sia quando la vittima sia stata incosciente.  La seconda categoria è data dalla paura della morte, dal dispiacere patito dalla vittima di lasciare le persone care e le gioie della vita. La migliore definizione di tale voce di danno ce la offre l’illustre Marco Rossetti ne “il danno alla salute ed. Cedam 2017”: la sofferenza morale provata nell’attesa della propria morte.

Resta inteso che quelle appena richiamate sono solo due delle diverse voci che debbono essere attentamente valutate quando si opera la quantificazione del danno da morte.