Archivio mensile:Settembre 2011

Ritorno del danno morale?

Il risarcimento del nuovo danno non patrimoniale sembra non aver ancora trovato un suo stabile assetto. Da alcuni anni a questa parte, infatti, la Corte di Cassazione si è spesso pronunciata sulla controversa questione relativa “all’indipendenza” o meno del danno morale rispetto al danno non patrimoniale. Ed invero, con l’introduzione del sistema risarcitorio onnicomprensivo, che ha racchiuso all’interno di un’unica voce (per l’appunto “danno non patrimoniale”) tutte le varie componenti di danno, la Suprema Corte ha più volte emesso sentenze contrastanti tra loro, alcune delle quali riconoscevano al danno morale una totale autonomia rispetto al più ampio genus del pregiudizio non patrimoniale, altre, invece, in linea con le innovazioni apportate dal nuovo criterio risarcitorio, hanno ribadito l’esigenza di individuare un’unica voce che comprendesse al suo interno il danno morale!  

Anche di recente la Corte di Cassazione è stata richiamata a decidere sull’argomento, e l’occasione si è presentata a seguito di un ricorso promosso da un medico ginecologo avverso una sentenza della Corte d’Appello di Genova che, dopo aver accertato l’errore del dottore, dal quale è derivata un’invalidità permanente totale a carico di un bambino, ha liquidato il danno biologico distintamente dal danno morale. Con tale pronuncia (C.C. sent. n. 18641 del 12 settembre 2011), quindi, resiste l’idea che il pregiudizio morale debba essere considerato separatamente quale degradazione psicofisica derivante dal trauma subito. A doverla dire tutta, questa distinzione è sempre esistita nell’ambito del risarcimento del danno parentale da perdita di un familiare. Infatti,  la giurisprudenza di merito (vale a dire le sentenze dei Tribunali) ha ritenuto, anche dopo l’introduzione del nuovo danno non patrimoniale, di non adeguarsi alle impostazioni, affermando la cumulabilità tra il danno da perdita del rapporto parentale e il danno morale, in forza della loro reciproca autonomia concettuale.   

Insomma, pare proprio che oggi il danno morale viva di vita propria, e non debba considerarsi assorbito nell’ambito del danno non patrimoniale tabellato. Oltre tutto, va fatto presente che quest’ultimo indirizzo potrebbe trovare facile applicazione se, come parrebbe (salvo entrata in vigore delle meno “convenienti” Tabelle nazionali), le Tabelle milanesi per la liquidazione del danno non patrimoniale sopra i 9 punti (macropermanente) diverranno il criterio valutativo di riferimento a livello nazionale. La ragione è data dal fatto che le Tabelle dell’Osservatorio civile di Milano sono state studiate in maniera tale già da operare al loro interno una sorta di distinzione tra danno non patrimoniale e danno morale. Difatti, ad ogni punto di danno biologico è associata una cd. “personalizzazione” del danno (vale a dire un aumento percentuale del valore economico del punto stesso) che varia a seconda della gravità di quanto riportato; insomma, le tabelle meneghine, nonostante tutto, hanno sempre offerto la possibilità di calcolare il pregiudizio morale patito.

Ad ogni modo, prima di cantar vittoria e poter affermare senza timore l’effettiva reintroduzione del danno morale quale voce distinta rispetto al danno non patrimoniale comunemente inteso dopo le sentenze gemelle del 2008 occorrerà attendere una pronuncia della Suprema Corte a Sezioni Riunite; speriamo quanto prima.

“Colpo di frusta”: quanto vale?

L’articolo che state leggendo ha come primo obiettivo quello di chiarire i criteri di liquidazione dei danni micropermanenti, tra i quali è senz’altro ricompreso il cd. “colpo di frusta”.
Molto spesso capita di parlare con chi racconta di aver ottenuto dalla Compagnia di assicurazione delle cifre molto alte per danni alla salute pressochè inesistenti, o quasi.
Proprio ieri, ho sentito un signore che diceva di essere stato seguito da una Agenzia infortunistica del luogo e di aver ottenuto un indennizzo di 7.000 euro per un semplicissimo colpo di frusta; tale affermazione non può corrispondere a verità. Difatti, e non è un mistero, molte persone sono disposte a diffondere informazioni inesatte, vuoi per il piacere di apparire migliori rispetto alle altre, vuoi per altre ragioni che ognuno di noi è liberissimo di immaginare!! Sta di fatto che con questo “metodo” vengono divulgate delle notizie false e fuorvianti; ne consuegue un’ovvia disinformazione.
La distorsione al rachide cervicale, meglio conosciuta come colpo di frusta, è considerata una leggera lesione alla salute fisica, ricompresa tra gli 0 e i 2 punti percentuali delle Tabelle nazionali dei danni micropermanenti (solo in casi eccezionali si può superare detta soglia, ma non è facile che accada!). I predetti punti hanno un determinato valore a seconda dell’età della persona infortunata (esempio: 1 punto percentuale in una bambino di 10 anni attualmente ha un valore di € 759,04, in un uomo di 30 anni lo stesso punto oggigiorno vale € 683,14).
Tutto ciò premesso risulterà più semplice ipotizzare la cifra che si può ottenere a titolo di risarcimento qualora dovessimo subire un danno alla salute di piccola entità.
Ed invero, se io oggi, all’età di 30 anni, dovessi subire un incidente stradale e dovessi lamentare il famoso “colpo di frusta” guaribile in una sessantina di giorni, al massimo potrei ambire ad una cifra ricompresa tra i 2.000 euro e, nei casi più gravi (si fa per dire), i 4.000 euro, oltre al pagamento delle spese mediche sostenute e ritenute congrue dal medico legale.
Non dimentichiamoci che tutti i Tribunali si sono allineati nel riconoscere al “colpo di frusta” un valore difficilmente superiore ai 2 punti percentuale delle tabelle di cui si diceva prima e che potete consultare al seguente indirizzo: http://www.altalex.com/index.php?idnot=3970.
Non pensiate di poter ottenere anche il danno morale per una distorsione al rachide cervicale; non si liquida più da diverso tempo.
Insomma, l’invito è quello di non credere minimamente a tutti coloro che raccontano frottole col solo scopo di orientare la clientela. Se qualcuno vi dovesse raccontare di un amico che per un colpo di frusta ha ottenuto un risarcimento di 7.000 euro o è un’enorme menzogna, oppure quell’amico ha subito, oltre alla distorsione del rachide cervicale, anche altre lesioni.
Diffidate sempre di chi vi promette risulati fuori da ogni logica; la conseguenza è di rimanere profondamente delusi.
Sono ormai diciassette anni (1999 – 2016) che lavoro in questo settore, e tale esperienza mi permette di affermare che tanti, forse troppi, sono coloro che amano illudere la gente con promesse che poi non potranno essere mantenute.