Archivio mensile:Agosto 2011

danno biologico: arriva la Tabella nazionale

Danno biologico: arriva la tabella unica nazionale che, però, taglia i risarcimenti di molti punti percentuali rispetto alle ben note tabelle dell’Osservatorio per la giustizia civile di Milano.
Difatti, anche se una recente pronuncia della Corte di cassazione (vedi articolo del 3 agosto 2011) aveva individuato le tabelle di Milano come criterio di riferimento principe da seguire per la liquidazione del danno, il Consiglio dei Ministri ha nei giorni scorsi “ideato” lo schema di regolamento che prevede l’introduzione della cd. TABELLA NAZIONALE per lesioni macropermanenti (cioè comprese tra i 10 e i 100 punti %).
Va detto che la sua adozione dovrà avvenire su tutto il contenzioso, anche nei procedimenti pendenti.
L’impatto che questo provvedimento avrà sul sistema di liquidazione dei danni psicofisici subiti sarà senz’altro quello di ridurre drasticamente gli importi risarcitori.
Se è vero, infatti, che il criterio di liquidazione messo a punto dall’Osservatorio civile meneghino è, ad oggi, il “parametro equitativo di maggior uniformità economica adottato dai Tribunali dello Stato” (Corte di Cassazione, sentenza n. 15373 del 13 luglio 2011), è altrettanto vero che l’introduzione della predetta Tabella nazionale ridurrà anche del 50% il valore tabellare milanese!
Insomma, se oggi un danno alla salute psicofisica dovesse essere risarcito con una somma pari ad € 200.000, è molto probabile che un domani, con l’introduzione dell’indice unico ministeriale, lo stesso danno verrà risarcito con una somma pari o inferiore ai 100.000 €.
L’abbattimento della liquidazione (per effetto del valore ministeriale) si aggirerà mediamente tra il 40 ed il 50 per cento di quanto liquidato nei tribunali dello Stato.

liquidazione del danno morale in proporzione al danno biologico

Con la sentenza n. 15373 del 13 luglio la Corte di Cassazione ribadisce il principio dell’unitarietà del danno non patrimoniale, che deve essere liquidato evitando duplicazioni risarcitorie, e aggiunge che il danno morale può essere calcolato in proporzione a quello biologico.
Il caso oggetto della sentenza della Suprema Corte riguarda una donna che è stata investita mentre viaggiava con il figlio piccolo a bordo della sua bicicletta. La donna, che subì danni fisici, chiese il loro risarcimento, e lo ottenne. Il Tribunale e la Corte d’Appello, infatti, condannarono proprietario e guidatore della vettura responsabile dell’incidente stradale. Tuttavia, alla vittima la liquidazione apparve inadeguata, incongrua, tanto che decise di ricorrere in Cassazione.
In buona sostanza, il ricorso atteneva alla liquidazione delle singole voci di danno, senza però trovare il favore della Suprema Corte che, nel far propri principi di diritto oramai assodati, decide di rigettarlo.
Il Collegio ha preliminarmente chiarito che non è ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di danno esistenziale. Difatti, per poter sussistere questa forma di danno è richiesto che l’illecito abbia sconvolto la vita della vittima nella sua quotidianità. Nel caso specifico tale stravolgimento non fu ravvisato in nessuno dei gradi di giudizio.
Con altro motivo di ricorso, il legale della vittima censurò la sentenza della Corte d’Appello per aver liquidato il danno morale come frazione del biologico.
Anche sul punto, la Cassazione ha confermato la valutazione del Tribunale. Infatti, i giudici non hanno affermato che il danno all’integrità morale costituisce una frazione del danno biologico, ma hanno semplicemente confermato la correttezza della liquidazione che era già stata decisa . Il danno morale, insomma, è stato calcolato sulla base della comparazione con la misura del risarcimento del danno biologico. E si tratta di operazione lecita: il danno morale, infatti, può essere liquidato in proporzione a quello biologico.
Infine, per la Suprema Corte il danno non patrimoniale è categoria unitaria ed omnicomprensiva.
Nella sua liquidazione il giudice deve tenere conto «di tutti i pregiudizi concretamente subiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l’attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici».
Ebbene, è inammissibile, perché costituirebbe appunto una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione alla vittima di lesioni personali del risarcimento sia per il danno biologico sia per il danno morale, inteso come sofferenza psichica, il quale costituisce una componente del primo, «come pure la liquidazione del danno biologico separatamente da quello c.d estetico, da quello alla vita di relazione e da quello cosiddetto esistenziale».

Le Tabelle milanesi sono sempre più nazionali

Dopo la recente sentenza n. 12408/11, la Terza Sezione della Cassazione assesta una ulteriore spallata ai tentativi di alcuni Fori di utilizzare delle proprie tabelle per il risarcimento del danno non patrimoniale macropermanente, anziché scegliere di adottare quelle del Tribunale di Milano.
Milano come criterio di riferimento;la Corte dichiara la propria adesione al criterio adottato dalle tabelle milanesi per le lesioni macropermanenti (sopra il 9%), dopo l’intervento delle Sezioni Unite del 2008.
Le tabelle milanesi vengono giudicate come «le più idonee ad essere assunte quale criterio generale di valutazione» e pertanto ne viene caldeggiata l’adozione, anche al fine di evitare trattamenti diseguali nell’ipotesi di medesimi danni.
Le Tabelle dell’osservatorio milanese, com’è noto, rappresentano un chiaro esempio di corretta e satisfattiva interpretazione e traduzione della nuova ed unica categoria del danno non patrimoniale, introdotta con le sentenze del 2008.
E’ importante, quindi, che tutti i professionisti del settore siano a conoscenza di questo recentissimo orientamento della Suprema Corte per poter garantire al meglio gli interessi economici dei propri assistiti.