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Amputazione della gamba del figlio: risarcito il patimento morale subito dai genitori

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 25 settembre 2019 – 24 gennaio 2020, n. 1640

Il caso:

Una coppia di genitori cita in giudizio l’Azienda sanitaria ed i medici dell’Ospedale ove è stata praticata l’amputazione della gamba destra del figlio. La tesi risarcitoria farebbe leva su un presunto errore medico, tanto grave da aver imposto la recisione dell’arto inferiore del giovane ragazzo. Da qui la decisione di agire giudizialmente per ottenere il risarcimento del danno di natura morale patito dai due coniugi. La domanda viene accolta in Tribunale ma respinta in Corte d’appello, laddove i giudici ritengono impossibile presumere «il danno» da loro lamentato solo alla luce delle «lesioni» subite dal figlio e dalla «convivenza familiare» sotto lo stesso tetto. Di  diverso avviso è la Corte di Cassazione, stabilendo che «il danno non patrimoniale consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di una persona lesa dall’altrui illecito può essere dimostrato ricorrendo alla prova presuntiva, tipicamente integrata dalla gravità delle lesioni – quali la perdita di un arto inferiore – in uno alla convivenza familiare strettissima, propria del rapporto filiale».

Assicurazione RC e mala gestio

L’assicuratore della RC (responsabilità civile) è sempre tenuto a curare gli interessi dell’assicurato, sia adempiendo senza indugio quando la responsabilità di quest’ultimo non è contestabile, sia respingendo le pretese di un terzo quando queste appaiono infondate.

Se  l’assicuratore omette colposamente di curare gli interessi dell’assicurato si parlerà di mala gestio.

Mala gestio, quindi, altro non è che una cattiva gestione degli interessi dell’assicurato, tale da aggravarne la posizione debitoria.

Cosa può fare l’assicurato in caso di mala gestio?

Qualora l’inadempimento dell’assicuratore dovesse essere particolarmente rilevante, l’assicurato potrà legittimamente risolvere il contratto ai sensi dell’art. 1453 c.c. e rifiutarsi di pagare il premio in ragione del disposto di cui all’art. 1460 c.c. (eccezione di inadempimento).

Naturalmente, queste non possono essere le uniche conseguenze ad una mala gestio.  Qualora la cattiva gestione dell’assicuratore dovesse assumere rilevanza, tanto da far aumentare esponenzialmente il debito dell’assicurato e diventare incapiente il massimale previsto dalla polizza, l’assicuratore dovrà garantire un indennizzo in misura anche superiore rispetto la massimale di polizza.

Quali sono i presupposti della mala gestio?

Per poter rispondere dettagliatamente a questa domanda sarebbe necessario analizzare uno ad uno i più significativi e recenti arresti giurisprudenziali, compromettendo la natura riassuntiva del presente articolo. Quindi, dall’indagine che ho fatto, per così dire, “giurisprudenza alla mano”, ritengo di poter affermare che il presupposto della mala gestio è sempre una condotta che sia almeno colposa da parte dell’assicuratore. Difatti, potrà essere considerato responsabile l’assicuratore che colposamente non ottemperi agli obblighi di cui all’art. 1917 c.c. o che non rispetti la diligenza che l’art. 1176 c.c. richiede al debitore che rivesta una qualifica professionale. Similmente, il mancato rispetto da parte dell’assicuratore del principio di buona fede sancito dall’art. 1375 del c.c. rappresenta anch’esso un presupposto della cd. mala gestio.

 L’assicuratore può rendersi responsabile del danno patito dall’assicurato attraverso dei comportamenti che refluiscono all’interno di due grandi tipologie di “cattiva gestione”:

mala gestio sostanziale e mala gestio processuale.

Tra le tante ipotesi, la prima può realizzarsi quando l’assicuratore omette di accertare il grado di responsabilità dell’assicurato e non provvede a liquidare il danno a favore del “creditore”, ovvero non si preoccupa di intavolare una trattativa stragiudiziale atta a risolvere bonariamente la vertenza, magari valutando di accettare una buona offerta transattiva.

La seconda, invece, viene a concretizzarsi nell’ambito di un processo. Pensiamo, solo per fare un esempio, al caso in cui l’assicuratore dovesse incorrere in nullità o decadenze capaci di offrire un vantaggio alla controparte a danno dell’assicurato. Lo stesso discorso possiamo fare quando l’assicuratore dovesse far decadere i termini per impugnare una sentenza sfavorevole, laddove il gravame si presenti suscettibile di accoglimento.

Contratto di assicurazione: limitazione della garanzia, la Cassazione non ci sta!

Su ricorso presentato dalla Compagnia Fondiaria Sai SpA avverso la sentenza d’Appello del Tribunale di Prato, la Corte di Cassazione ha definitivamente sentenziato che se il contratto di assicurazione della responsabilità civile prevede la limitazione della garanzia ai danni derivati da fatti accidentali, la garanzia assicurativa opera anche nell’ipotesi di fatti colposi.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 maggio – 26 giugno 2013, n. 16108
Presidente Spirito – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

1. Il Giudice di pace di Prato condannava la Prontocolor s.n.c. a pagare ad An..Pa. la somma di Euro 2.456 a titolo di risarcimento dei danni causati all’autovettura del medesimo da schizzi e macchie di vernice, nel corso dell’operazione di tinteggiatura di una recinzione metallica; contestualmente, quel Giudice respingeva la domanda con la quale la società convenuta aveva chiesto alla propria assicuratrice, la Fondiaria SAI s.p.a., di essere manlevata in caso di condanna.
2. Appellata la sentenza dalla Prontocolor s.n.c., il Tribunale di Prato, con sentenza del 19 agosto 2006, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, condannava la Fondiaria s.p.a. a tenere indenne la società appellante di tutte le somme dovute al Pa. , con condanna al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Preliminarmente, il Tribunale rilevava che non potevano essere utilizzate né la deposizione resa dalla teste M.F. né la c.t.u. espletata nell’ambito di una diversa causa, trattandosi di richieste istruttorie tardivamente formulate.
Nel merito, il Tribunale osservava che l’interpretazione del contratto di assicurazione stipulato tra le parti conduceva alla conclusione che la garanzia assicurativa era operante nella fattispecie. La relativa clausola, infatti, in conformità all’art. 1917 cod. civ., doveva essere interpretata nel senso che rientravano nella copertura assicurativa tutti i fatti dannosi non cagionati volontariamente, ossia anche quelli colposi, a prescindere dal grado della colpa. E poiché nel caso in esame era pacifico che l’imbrattamento della vettura del danneggiato era avvenuta nel mentre i dipendenti della Prontocolor s.n.c. stavano lavorando, non essendo ipotizzabile, da parte dei medesimi, un’azione dolosa, era chiaro che il fatto generatore del danno rientrava nella copertura prevista dalla polizza.
3. Avverso la sentenza del Tribunale di Prato propone ricorso per cassazione la Fondiaria SAI s.p.a., con atto affidato a due motivi.
Resiste con controricorso la Prontocolor s.n.c..

Motivi delia decisione

1.1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1917 cod. civ., oltre a omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Osserva la società ricorrente che la clausola contrattuale in discussione prevede che l’assicuratore sia obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare “in conseguenza di un fatto accidentale”. Essa sarebbe stata erroneamente interpretata dal Tribunale di Prato, nonostante il senso letterale delle espressioni ivi contenute rivelasse in modo pacifico il senso della comune volontà delle parti. E poiché possono esistere fatti non dolosi che, tuttavia, non sono accidentali, la limitazione, prevista nella clausola, ai soli fatti accidentali dovrebbe comportare l’esclusione della garanzia nel caso in esame; l’accidentalità, infatti, non esiste quando l’evento dannoso si verifica in dipendenza della sola attività dell’agente e delle stesse modalità con cui essa è stata predisposta ed eseguita.
Nel caso in esame, essendo pacifico che il danno si è determinato per un fattore umano – ossia la colpa dei dipendenti della Prontocolor s.n.c. – mancherebbero i requisiti necessari per poter configurare tale fatto come accidentale. L’interpretazione data dal Tribunale – secondo cui la garanzia sarebbe operativa per tutti i fatti non dolosi né fortuiti – sarebbe quindi errata, oltre che in contrasto con l’art. 1917 cod. civ., perché farebbe venire meno la natura aleatoria del contratto di assicurazione.
1.2. Il motivo, a conclusione del quale vengono formulati due diversi quesiti, è privo di fondamento.
Costituisce pacifica acquisizione della giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui il contratto di assicurazione della responsabilità civile che preveda nelle condizioni generali la limitazione della garanzia ai danni derivati da fatti accidentali è correttamente interpretato nel senso che la garanzia assicurativa opera anche nell’ipotesi di fatti colposi, non potendo ipotizzarsi un contratto di assicurazione in relazione a fatti meramente accidentali che, derivando da caso fortuito o da forza maggiore, non possono essere comunque fonte di responsabilità civile (principio contenuto già nella sentenza 5 aprile 1990, n. 2863, poi costantemente ribadito, fra le altre, dalle sentenze 10 aprile 1995, n. 4118, 28 febbraio 2008, n. 5273, e, da ultimo, 26 febbraio 2013, n. 4799).
Alla luce di tale orientamento – al quale l’odierna pronuncia intende dare continuità – risulta chiaro che la sentenza del Tribunale di Prato non è incorsa in alcuna delle violazioni censurate nel primo motivo di ricorso. Non vi è stata, infatti, né un’erronea interpretazione della clausola contrattuale – la quale disponeva l’operatività della garanzia assicurativa in relazione ai danni involontariamente cagionati a terzi in conseguenza di un fatto accidentale verificatosi nello svolgimento dell’attività dichiarata – né la ipotizzata lesione dell’art. 1917 cod. civ., il quale non a caso esclude dalla garanzia i danni derivanti da fatti dolosi. E la sentenza impugnata ha spiegato che l’incidente, consistito nell’imbrattamento di una vettura avvenuto nel corso dell’attività di verniciatura, era da ricondurre ad evidente disattenzione dei lavoratori dipendenti della società Prontocolor, ossia, appunto, ad un fatto accidentale.
2.1. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 61 e 191 cod. proc. civ., in relazione al mancato accoglimento delle istanze istruttorie.
Si osserva, al riguardo, che il Tribunale avrebbe errato nel non consentire l’acquisizione di una testimonianza e di una c.t.u. espletate in diverso procedimento, in quanto “un’eventuale richiesta di c.t.u. formulata al giudice dalle parti non può mai essere considerata tardiva”, non trattandosi di una richiesta istruttoria rimessa alla disponibilità delle parti. Il Tribunale, cioè, avrebbe potuto anche negare l’acquisizione della c.t.u. considerandola superflua, ma non avrebbe potuto rigettare la richiesta sull’errato presupposto della tardività della medesima.
2.2. Il motivo è inammissibile.
Anche volendo prescindere, infatti, dal dato formale per cui la censura avrebbe dovuto essere posta in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 4), cod. proc. civ., assume rilevanza decisiva la circostanza che l’odierno ricorrente si è limitato a lamentare che il Tribunale di Prato abbia rigettato, siccome tardiva, l’istanza di acquisizione di una testimonianza e di una c.t.u. espletata in un altro processo, senza riportarne in alcun modo il contenuto e senza dare conto, quindi, della rilevanza e della decisività delle prove che si sarebbero dovute acquisire. Così facendo il ricorrente non ha dimostrato la sussistenza di un effettivo interesse al rispetto delle norme processuali delle quali lamenta la violazione.
Questa Corte, inoltre, ha in più occasioni affermato che ricorrente il quale, in sede di legittimità, denunci la mancata ammissione di un mezzo istruttorie o la mancata valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (ordinanza 30 luglio 2010, n. 17915, conforme a pacifico orientamento).
3. Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A siffatta decisione segue la condanna della società ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo alla stregua dei soli parametri introdotti dal decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140, sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori di legge.

Risarcimento diretto: chi devo citare in giudizio?

Molti ritengono doveroso, in osservanza all’art 149 c. 6 del Codice delle Assicurazioni private, rivolgersi giudizialmente alla propria Compagnia assicuratrice al fine di ottenere il risarcimento del danno subito. Orbene, è vero che l’interpretazione letterale di detto articolo potrebbe indurre a configurare un tale obbligo senza alternative, tuttavia, la Corte Costituzionale ha totalmente ribaltato questa lettura con la sentenza 10-19 Giugno 2009 n. 180. Difatti, con tale pronuncia  la Consulta ha precisato che la norma stabilisce una facultas agendi a favore del soggetto danneggiato, il quale non deve necessariamente agire contro la propria assicuratrice, ma può benissimo citare (azione tradizionale) la Compagnia del responsabile civile (controparte nell’incidente).

Quindi, nella fase stragiudiziale, il danneggiato può tentare di ottenere il risarcimento dalla propria Assicurazione, tuttavia, se non dovesse riuscire a raggiungere un accordo, non gli è preclusa la possibiltà di esercitare l’azione (incardinare la causa) contro il responsabile civile (la controparte nell’incidente) e la sua impresa assicuratrice.

Il risarcimento diretto: cos’è e come funziona

Dal 1° febbraio 2007 (a distanza di poco più di un anno dall’entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni private) è divenuta effettiva la cd. Procedura di Risarcimento diretto dei danni derivanti da incidente stradale tra due veicoli a motore assicurati per la responsabilità civile.
Questo importante cambiamento ha comportato delle autentiche e significative modifiche al tradizionale sistema di liquidazione, al punto da rendere dovorosa, in questa sede, una spiegazione dei casi in cui ora si procede direttamente nei confronti della propria Compagnia di Assicurazione per ottenere il risarcimento dei danni patiti.
Ed invero, secondo quanto disposto dal d.lgs. 209/05, “in caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato”.
La procedura di risarcimento diretto riguarda i danni al veicolo nonché i danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente. Essa si applica anche al danno alla persona subito dal conducente non responsabile se risulta contenuto nel limite previsto dall’articolo 139 (danni micropermanenti, ricompresi nella speciale tabella per lesioni da 1 a 9% di Invalidità Permanente sorta a seguito della legge n. 57 del 2001).

*La Procedura del Risarcimento diretto non si applica:

1) ai sinistri che coinvolgono veicoli immatricolati all’estero;
2) al risarcimento del danno subito dal terzo trasportato come disciplinato dall’articolo 141 d.lgs 209/05;
3) ai sinistri che vedono coinvolti più di due veicoli;
4) ai sinistri che vedono coinvolto un ciclomotore che non sia munito della cosiddetta nuova targa (D.P.R. 6 marzo 2006 n. 153);
5) ai sinistri in cui il conducente abbia subito lesioni macropermanenti;cioè superiori al 9% di Invalidità permanente;
6) ai sinistri che siano conseguenza di mera turbativa;cioè quando i mezzi non sono entrati in contatto tra loro;
7) ai sinistri che vedono coinvolte macchine agricole;

Tutto ciò premesso, occorre sottolineare che l’art. 149 comma 6° del Codice delle Assicurazioni Private recita testualmente:
In caso di comunicazione dei motivi che impediscono il risarcimento diretto ovvero nel caso di mancata comunicazione di offerta o di diniego di offerta entro i termini previsti dall’articolo 148 o di mancato accordo, il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’articolo 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazione.” Tale ultima disposizione normativa è stata oggetto di una recente rivisitazione giurisprudenziale, grazie alla sentenza interpretativa di rigetto n. 180/2009 pronunciata dalla Corte Costituzionale. In quella sede, i Giudici costituzionali hanno voluto garantire alla persona del danneggiato la possibilità di agire direttamente in giudizio non solo nei confronti della propria Compagnia di Assicurazione, ma, qualora lo ritenesse più opportuno, anche nei confronti del Responsabile civile e dell’Assicuratore di quest’ultimo.

Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada: la richiesta di risarcimento

Nel caso in cui il sinistro sia causato da veicoli non identificati, la richiesta di risarcimento danni va inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio ( Marche e Puglia: Allianz S.p.A.; Lazio, Basilicata e Calabria: INA Assitalia S.p.A.; Veneto, Friuli-VeneziaGiulia, Campania e Lombardia:Assicurazioni Generali S.p.A.; Toscana, Trentino-AltoAdige, Emilia-Romagna, Repubblica di San Marino, Abruzzo, Molise e Sicilia: Fondiaria – SAI S.p.A.; Piemonte e Valle d’Aosta: Società Reale Mutua di Assicurazioni; Umbria: Sara Ass.ni; Liguria e Sardegna: Alleanza Toro Ass.ni S.p.A.; ) e alla Consap S.p.A. nella qualità di gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
Sarà l’Impresa Designata a provvedere, qualora sussistano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato.
N.B.: L’azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata esclusivamente nei confronti dell’Impresa Designata.

Nel caso in cui il sinistro sia causato da veicoli non assicurati, la richiesta di risarcimento danni va inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio (vedi sopra) e alla Consap s.p.a. nella qualità di gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
L’Impresa Designata provvede, ove sussistano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato.
N.B.: L’azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata esclusivamente nei confronti dell’Impresa Designata.

Nel caso in cui il sinistro sia causato da veicoli assicurati con Imprese poste successivamente in liquidazione coatta amministrativa, si distinguono tre procedure:

1) Liquidazione dei danni a cura dell’Impresa Designata (art. 286 del Codice delle Assicurazioni Private):

– sinistri causati da veicoli o natanti assicurati con imprese che al momento del sinistro si trovino in stato di liquidazione coatta amministrativa o vi vengano poste successivamente ( tali imprese sono: Progress
Assicurazioni S.p.A.; Titano ass.ni; Sia Suditalia; Eurass; Sicania; San Marino; Leonardo Da Vinci; Themis S.A.; Columbia S.p.A.; Centrale S.p.A.; Integratrice S.p.A.;)
, i cui Commissari Liquidatori non siano stati autorizzati anche per conto del Fondo di Garanzia per le vittime della Strada, ai sensi dell’art. 293 del D.lgs. n. 209 del 07.09.2005, alla liquidazione dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, ovvero non si sia proceduto al trasferimento del portafoglio delle imprese in l.c.a. ad Imprese Cessionarie: la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio (vedi l’elenco sopra riportato suddiviso per regione) che provvede, ove ne ricorrano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato; l’eventuale azione giudiziaria deve essere esercitata nei confronti dell’Impresa Designata competente per territorio. Nel giudizio deve essere convenuto anche il Commissario Liquidatore.

2) Liquidazione dei danni a cura del Commissario Liquidatore dell’Impresa in liquidazione coatta (art. 293 del Codice delle Assicurazioni Private):

– sinistri causati da veicoli o natanti assicurati con imprese che al momento del sinistro si trovino in stato di liquidazione coatta amministrativa o vi vengano poste successivamente (tra le tante ricordiamo: La Secura Assipopolare S.p.A. per i sinistri dopo il 21.7.1977; La Concordia S.p.A.; La Peninsulare S.p.A.; Lloyd Nazionale S.p.A.; Tirrena S.p.A.; Rhone Mediterranee S.p.A.; Nordest S.p.A.; etc…), i cui Commissari Liquidatori siano stati autorizzati, anche per conto del Fondo di Garanzia per le vittime della Strada, ai sensi dell’art. 293 del D.lgs. n. 209 del 07.09.2005, alla liquidazione dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti: la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata direttamente nei confronti del Commissario Liquidatore. L’eventuale azione giudiziaria deve essere esercitata nei confronti della Procedura. Per conoscere le Compagnie autorizzate a liquidare i sinistri e gli indirizzi del Commissario liquidatore, si consiglia la consultazione del sito www.consap.it.

3) Liquidazione dei danni a cura dell’Impresa Cessionaria (Legge n. 738 del 24.11.1978):

– sinistri causati da assicurati con polizze di Imprese il cui portafoglio r.c. auto è stato trasferito ad altra Compagnia: la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata direttamente alle Imprese Cessionarie, nei confronti delle quali va anche esercitata l’eventuale azione giudiziaria. Nel giudizio deve essere convenuto anche il Commissario Liquidatore; per conoscere le Compagnie, si consiglia nuovamente la consultazione del sito www.consap.it.

Nel caso in cui il sinistro sia stato causato da veicoli posti in circolazione contro la volontà del proprietario.

La richiesta di risarcimento danni va inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio e alla Consap s.p.a. nella qualità di gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
L’Impresa Designata provvede, ove ne ricorrano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato.
L’azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata esclusivamente nei confronti dell’Impresa Designata.

Nel caso di sinistri causati da veicoli spediti nel territorio della Repubblica Italiana da un altro Stato dello Spazio Economico Europeo (Paesi della UE + Islanda, Norvegia e Lichtenstein) avvenuti nel periodo intercorrente dalla data di accettazione della consegna del veicolo e lo scadere del termine di 30 giorni.
La richiesta di risarcimento danni va inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio e alla Consap s.p.a. nella qualità di gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
L’Impresa Designata provvede, ove ne ricorrano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato.
L’azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata esclusivamente nei confronti dell’Impresa Designata.

Nel caso di sinistri causati da veicoli esteri con targa non corrispondente o non più corrispondente allo stesso veicolo.

La richiesta di risarcimento danni va inoltrata direttamente all’Impresa Designata competente per territorio e alla Consap s.p.a. nella qualità di gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
L’Impresa Designata provvede, ove ne ricorrano i presupposti, ad erogare l’indennizzo al danneggiato.
L’azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata esclusivamente nei confronti dell’Impresa Designata;

MODULI

incidente stradale: la mia controparte è un’autovettura immatricolata all’estero con polizza straniera; verrò comunque risarcito?

Quando si rimane vittima di un sinistro verificatosi nel territorio della Repubblica Italiana con un veicolo immatricolato o registrato all’estero, la richiesta di risarcimento danni dovrà essere inoltrata all’Ufficio Centrale Italiano di Assicurazione (UCI) per i veicoli a motore in circolazione internazionale.
Il Codice delle Assicurazioni private disciplina l’attività dell’UCI agli artt. 125 e 126.
L’UCI è abilitato a provvedere al risarcimento dei danni causati da veicoli esteri che temporaneamente si trovano sul territorio italiano, nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano.
Sarà fondamentale, onde evitare complicate e lunghe ricerche nel Paese di immatricolazione del veicolo, fornire all’Uci quanti più dati possibili relativi alla vettura di controparte; non dimenticate mai di indicare la Compagnia di Assicurazione estera ed il relativo numero di polizza!
L’UCI, in base ai dati forniti nella lettera di risarcimento, provvederà ad incaricare della trattazione del sinistro il corrispondente nominato dalla Compagnia di Assicurazione.

N.B.: INCIDENTI ALL’ESTERO CON VEICOLI ITALIANI: Per quanto concerne i danni subiti in uno dei Paesi del sistema Carta Verde a causa di un veicolo immatricolato in uno degli Stati dello spazio economico europeo, l’UCI non potrà fornire alcuna assistenza. In tali casi, ci si può avvalere della particolare procedura prevista dal decreto legislativo 7 settembre 2005, n° 209 (Codice delle Assicurazioni Private) – Capo V – Articoli 151 e seguenti.
Per individuare l’assicuratore estero del veicolo che ha provocato l’incidente e il mandatario per la liquidazione dei sinistri nominato in Italia dall’assicuratore estero, occorre scrivere al Centro di Informazione Italiano c/o l’ISVAP.
Se l’assicuratore estero, o il mandatario per la liquidazione dei sinistri nominato in Italia, entro tre mesi dalla richiesta di risarcimento non hanno fornito una risposta motivata a tale richiesta di risarcimento, il danneggiato può chiedere l’intervento di CONSAP S.p.A. gestione F.G.V.S. quale organismo di indennizzo nazionale.