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Il paziente deve dimostrare il nesso di causa tra la condotta dei medici ed il danno

La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un importante principio, che spesso viene ignorato nelle cause di responsabilità medica. Con l’ordinanza n. 29853/18 – sez. III, depositata il 20.11.2018, i Giudici del “Palazzaccio” hanno sancito che «nei giudizi di responsabilità medica è onere dell’attore (paziente presumibilmente danneggiato) dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico ed il danno di cui chiede il risarcimento» e una volta assolto detto onere probatorio attoreo, è «a carico della struttura medica la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che l’esito negativo sia stato determinato da un evento imprevisto e imprevedibile».

Insomma, ancora una volta la Suprema Corte ha dovuto precisare che è sbagliato affermare la responsabilità della struttura sanitaria senza prima aver accertato se l’attore, danneggiato, abbia saputo dimostrare la sussistenza di un nesso di causa tra la condotta colposa dei sanitari e l’evento dannoso.

(ordinanza n. 29853/18 – sez. III, depositata il 20.11.2018)

Responsabilità del Comune da cose in custodia (art. 2051 c.c.)

L’amministrazione comunale, che stipula un contratto d’appalto per lavori da svolgersi sulla pubblica via, rimane responsabile degli eventuali danni cagionati a terzi sino a quando perdura il suo potere di fatto sulla cosa oggetto dei lavori. In questo modo, la Suprema Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 18325/18; depositata il 12 luglio 2018) ha chiarito che quando viene appaltata la realizzazione di un’opera, il Comune rimane responsabile ex art 2051 c.c. (responsabilità del custode) fino a quando l’area interessata non sia stata completamente enucleata e delimitata, nonché interdetta al passaggio del traffico veicolare e pedonale. Da questo momento, infatti, dovrebbe ritenersi responsabile per eventuali danni la sola ditta/società appaltatrice.

Al contrario, se il cantiere riguarda solo una parte della strada, al punto da permettere che la restante parte rimanga aperta al pubblico, in relazione a quest’ultima la responsabilità ex art. 2051 c.c. in capo all’ente pubblico persiste.

Per dovere di completezza, si precisa che la responsabilità da custodia è prevista, come già detto, dall’art. 2051 c.c., intitolato “Danno cagionato da cose in custodia”, per il quale «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Per caso fortuito deve intendersi anche la forza maggiore, ovvero un fattore esterno (che può essere anche il fatto di un terzo o del danneggiato) che presenti i caratteri dell’imprevedibilità e dell’assoluta eccezionalità” (Cass. Civ. sez. III, 20.5.1998, n. 5031; Cfr. Cass., SS.UU., 11.11.1991, n. 12019)

ROTTURA DEL MANTO STRADALE: NIENTE RISARCIMENTO

La Corte di Cassazione, ribadendo un suo consolidato e condivisibile orientamento, ha confermato la sentenza con la quale la Corte d’appello aveva riformato la decisione del Tribunale di accordare ad una signora siciliana il risarcimento del danno non patrimoniale ed emergente patito (€ 21.000,00=) a seguito di una brutta caduta verificatasi in centro città, causata, a suo dire, da una buca lasciata scoperta dall’amministrazione comunale.

I Giudici dell’appello, infatti, avevano ritenuto che “sul luogo dell’incidente non sussisteva alcuna insidia, posto che vi era solo una scarificazione dell’asfalto» – cioè solo una rottura superficiale – e «non una buca» vera e propria. In aggiunta, poi, viene osservato che «la caduta era avvenuta alle ore 8 del mattino, in condizioni di perfetta visibilità; «la donna era perfettamente consapevole – ovvero avrebbe potuto esserlo con l’ordinaria diligenza – delle condizioni difficoltose di percorrenza» di quel tratto di strada, e, di conseguenza, «l’evento dannoso è stato determinato in via esclusiva dalla condotta» da lei tenuta.

Come detto, la decisione è stata confermata anche dalla suprema Corte con la sentenza Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 17324/18; depositata il 3 luglio.

Insomma, il messaggio che viene nuovamente lanciato è che il pedone è tenuto, con la dovuta diligenza, ad evitare quelle situazioni di pericolo dalla quali può derivare un danno. Al contrario, la responsabilità del Comune è configurabile qualora l’insidia od il trabocchetto non siano visibili o prevedibili.

RESPONSABILITA’ MEDICA: L’IMPERIZIA DEL MEDICO E’ PUNIBILE ANCHE SE LIEVE

Il medico risponde per morte o lesioni personali colpose nel caso in cui l’evento si sia verificato, anche per colpa lieve, a causa di negligenza e imprudenza; risponde altresì per colpa lieve dovuta ad imperizia nei casi in cui non vi siano linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali finalizzate a regolare il caso concreto, ovvero nel caso in cui queste ultime siano state erroneamente individuate o non siano adeguate al caso di specie. Il sanitario risponde, infine, per colpa grave dovuta ad imperizia nell’esecuzione delle raccomandazioni contenute nelle linee guida o nelle buone pratiche clinico-assistenziali pertinenti rispetto al caso concreto, avuto riguardo alle speciali difficoltà dell’atto medico.

(Corte di Cassazione, sez. Unite Penali, sentenza n. 8770/18; depositata il 22 febbraio)

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