Archivio mensile:novembre 2018

Investimento del pedone ubriaco e drogato. Addio al 75% del risarcimento

Spesso si sente dire che il ciclista ed il pedone hanno sempre ragione! In realtà, questo concetto è profondamente sbagliato, soprattutto se si considera che tutti, ma veramente tutti, gli utenti della strada sono tenuti a rispettare le regole del Codice.

Un fulgido esempio di quanto detto è rappresentato dalla recente ordinanza della Corte di Cassazione, sez. VI Civile – n. 29254/18; depositata il 14 novembre, con la quale gli “ermellini” hanno confermato le osservazioni già espresse in primo grado dal Tribunale di Foggia (sez. distaccata di Cerignola) ed in secondo grado dalla Corte d’Appello di Bari, secondo le quali la richiesta di risarcimento presentata da un pedone vittima di un investimento andava accolta,  ma allo stesso tempo la cifra dovuta a titolo risarcitorio andava ridotta del 75% perché egli aveva evidentemente concorso alla realizzazione del proprio danno. Nello specifico, dai rilievi delle Forze dell’Ordine intervenute il giorno del sinistro è emerso che il pedone aveva l’alito vinoso, ha attraversato la strada con andamento barcollante e, poco prima dell’incidente, aveva fatto uso di sostanze stupefacenti.  Da non trascurare, continua la Suprema Corte, che «la vittima stava attraversando una strada provinciale priva di illuminazione artificiale e in ora buia» e quindi «doveva usare la massima prudenza, che evidentemente non era stata osservata, proprio in condizione della sua situazione di ubriachezza»

Insomma, la Corte ci insegna che non basta essere un pedone per aver ragione in un incidente stradale. Se non vengono rispettate le cd. norme comportamentali, al passante può essere contestato un concorso di colpa per aver contribuito alla realizzazione del sinistro nel quale è rimasto coinvolto, e quindi del danno dallo stesso patito.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 29254/18; depositata il 14 novembre)

Il paziente deve dimostrare il nesso di causa tra la condotta dei medici ed il danno

La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un importante principio, che spesso viene ignorato nelle cause di responsabilità medica. Con l’ordinanza n. 29853/18 – sez. III, depositata il 20.11.2018, i Giudici del “Palazzaccio” hanno sancito che «nei giudizi di responsabilità medica è onere dell’attore (paziente presumibilmente danneggiato) dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico ed il danno di cui chiede il risarcimento» e una volta assolto detto onere probatorio attoreo, è «a carico della struttura medica la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che l’esito negativo sia stato determinato da un evento imprevisto e imprevedibile».

Insomma, ancora una volta la Suprema Corte ha dovuto precisare che è sbagliato affermare la responsabilità della struttura sanitaria senza prima aver accertato se l’attore, danneggiato, abbia saputo dimostrare la sussistenza di un nesso di causa tra la condotta colposa dei sanitari e l’evento dannoso.

(ordinanza n. 29853/18 – sez. III, depositata il 20.11.2018)